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Economia Finlandese: Dallo Shock Al Rilancio - Ambasciata di Finlandia, Roma : Attualità

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Notizie, 09/03/2010

Economia Finlandese: Dallo Shock Al Rilancio

Eljas Repo
Caporedattore
Rivista ”Arvopaperi”

 

Nonostante i tempi burrascosi nell’economia globale, le prospettive finlandesi sono buone, scrive Eljas Repo, Caporedattore della ”Arvopaperi”, principale rivista finlandese degli investitori sul mercato azionario.

Alla luce delle statistiche storiche, si può dire che l’anno 2009 ha causato un grave shock in Finlandia. Il prodotto interno lordo è sceso del 7,5 per cento. L’ultima volta, che si ebbe un crollo così impressionante nel corso di un solo anno, fu nel 1918 quando la Finlandia si trovò nel mezzo di una guerra civile.

All’inizio del 2010, nelle strade di Helsinki è molto difficile notare segni di miseria prodotti dal crollo del PIL. Il paragone con il periodo della guerra civile sembra lontano e anche il riferimento alla depressione pare esagerato. L’economia finlandese si è ripresa lo scorso autunno, come dimostrato dal rialzo del 34 per cento per la Borsa, nonché dal livello massimo mai registrato di prezzi immobiliari.

L’economia mondiale è entrata in recessione quando la crisi finanziaria ha paralizzato il sistema bancario e successivamente il commercio internazionale. La gravità del crollo del PIL è dovuta al notevole peso delle esportazioni nella formazione del PIL finlandese.

Un mercato di solo cinque milioni di abitanti non costituisce una base sufficiente per le produzioni in un paese altamente industrializzato come la Finlandia, il motivo per cui essa dipende maggiormente dalle esportazioni rispetto a un livello medio di stati. Dei 185 miliardi di euro del PIL della Finlandia, il 47 per cento è rappresentato dalle esportazioni.

I prodotti principali per le esportazioni finlandesi sono sensibili a fluttuazioni economiche. I due terzi di questi sono prodotti dell’industria della carta, prodotti industriali di base e prodotti di elettronica. Le esportazioni sono diminuite anche a causa della sosta nel commercio con la Russia. Ciò è dovuto alla stagnazione dell’economia russa e, in particolare, ai problemi del sistema russo dei pagamenti. I finlandesi non si sono azzardati a vendere a credito alla Russia.

Le esportazioni sono ripartite in autunno

L’economia globale si è ripresa nell’autunno 2009 e nel contempo sono ripartite anche le esportazioni finlandesi. Oltre alla ripresa dell’economia mondiale, è l’aumentata domanda dei nuclei familiari ad accelerare la crescita dell’economia finlandese. Nel 2010 l’economia finlandese crescerà più del resto della zona dell’euro. Almeno così pronosticano gli economisti finlandesi.

“Benché la vera e propria recessione sia durata solo qualche mese, la sua forza è stata spaventosa. Il calo è stato più forte, ma per fortuna ha avuto una durata più breve di quello dell’inizio degli anni ’90”, dice Timo Tyrväinen, economista capo della Banca Aktia.

“Si riparte da un livello basso, ma se l’anno 2009 è stato sorprendentemente negativo, quest’anno ci sono delle possibilità di raggiungere un andamento positivo,” sostiene Martti Nyberg, economista capo della Banca Nordea.

Tyrväinen prevede che il PIL finlandese crescerà quest’anno e l’anno prossimo del 2,0 per cento. La Nordea di Nyberg invece è più ottimista e stima che la crescita arrivi rispettivamente al 2,7 e al 2,5 per cento.

 Il pro e il contro della valuta nazionale

La recessione degli anni ’90 ha messo a dura prova la Finlandia. Per un totale di tre anni consecutivi, il PIL è sceso e il tasso di disoccupazione ha quasi raggiunto il 20 per cento. All’epoca il paese aveva ancora la propria valuta, il marco finlandese, che divenne oggetto delle speculazioni valutarie e ciò causò un forte innalzamento del tasso d’interesse. La crisi economica e gli alti tassi d’interesse implicano sempre grossi fallimenti. Ora questo è evidente in Islanda e nei Paesi Baltici. Dopo l’ingresso nell’UE, l’adesione della Finlandia all’UEM (Unione economica e monetaria) è stata scontata e nel 2002 il paese ha optato per l’ introduzione dell’euro.

La Svezia e la Danimarca non hanno scelto l’euro e ora che le loro corone si sono indebolite nei confronti dell’euro, le valute nazionali portano dei vantaggi a questi paesi. L’euro ha mantenuto la sua posizione predominante nei confronti delle corone, della sterlina e del rublo, un fatto che rallenta la ripresa della zona dell’euro e pertanto anche quella della Finlandia. A lungo andare, si crede che le differenze valutarie saranno livellate. Tuttavia, in Finlandia è stato notato che l’industria pesante svedese ha avuto una ripresa più rapida di quella dell’industria finlandese.

Il mondo cresce più rapidamente dell’Europa

Si possono leggere vari tipi di pronostici sull’economia mondiale. Ci sono quelli che evocano visioni apocalittiche e quelli che fanno delle previsioni più ottimistiche. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), che generalmente tende a previsioni conservatrici, prevede che quest’anno il PIL mondiale crescerà del 3,9 per cento. Sono la Cina, l’India e i paesi in via di sviluppo a trainare la crescita nel mondo. La ripresa dell’Occidente e in particolare dell’Europa è più lenta. Il FMI prevede che la ripresa in Europa sarà della misura dell’uno per cento.

Il commercio mondiale sta avendo una ripresa più forte di quella che sembrava dalle previsioni di crescita del PIL. In media, la Finlandia riesce a sfruttare questa svolta più degli altri, visto che i mercati più importanti per le sue esportazioni, come la Russia, si stanno riprendendo a un ritmo assai rapido.

L’aumento della disoccupazione preoccupa maggiormente

Dal punto di vista della Finlandia, la notizia peggiore riguarda il livello di disoccupazione. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, il tasso di disoccupazione in dicembre è salito a quota 7,9 per cento, cioè l’1,8 per cento in più rispetto all’anno precedente. Le statistiche spiegano perché la disoccupazione malgrado ciò non è accorgibile per le strade di Helsinki. Il tasso di disoccupazione è stato il più basso nella Finlandia meridionale, ossia del 6,3 per cento, e il più alto nella Finlandia orientale, dove esso ha raggiunto la quota 10,6 per cento. La disoccupazione finlandese è distribuita in modo tale che ha lasciato quasi indenne gli intorni di Helsinki, ma ha raggiunto livelli preoccupanti nelle zone industriali della Finlandia settentrionale e orientale.

Il livello globale della disoccupazione è più basso rispetto a livello medio europeo. È previsto che il tasso di disoccupazione raggiungerà il suo culmine quest’anno in Finlandia, e la Nordea lo stima di arrivare a quota 9,9 per cento.

Il livello di disoccupazione è in crescita e l’aumento degli stipendi si è rallentato; questi due fattori fanno sì che gli introiti a disposizione dei nuclei familiari non crescono. Per questo motivo i consumi si stanno riprendendo con un ritmo assai lento. Le previsioni indicano che la situazione del mercato del lavoro migliorerà soltanto nel 2011, quando anche i consumi finlandesi potranno dare qualche segnale di ripresa.

Strani mercati immobiliari

Il rilancio degli interessi deciso dalle banche centrali a livello mondiale ha rallegrato particolarmente i finlandesi che hanno acceso un mutuo ipotecario. In Finlandia i tassi di riferimento dei mutui sono vincolati agli interessi Euribor di breve termine di 1-12 mesi. Secondo le statistiche, nel mercato dei mutui in Finlandia si è contato di più su interessi di riferimento di breve termine, mentre  i mutui vincolati a interessi di lungo termine sono una rarità nel paese.

La Banca di Finlandia produce le statistiche sugli interessi medi dei mutui, che alla fine del 2009 sono risultati di essere mediamente del 2,17 per cento.

I prezzi degli immobili costituiscono anche un indicatore della fiducia dei cittadini. In Finlandia i prezzi erano calati del cinque per cento, ma nell’estate 2009 hanno dato di nuovo segnali di rialzo. In base alle statistiche, i prezzi degli immobili sono stati più alti che mai alla fine dell’anno scorso. Questo non dipende unicamente dalla fiducia, ma anche dal livello basso degli interessi.

La Finlandia è entrata in crisi in un buon momento

Per la fortuna della Finlandia, le finanze dello Stato erano in ottime condizioni al momento dell’inizio della crisi finanziaria. I debiti rappresentavano meno del 40 per cento del PIL. Nel 2008 la Finlandia ha avuto un gettito fiscale più alto del livello delle spese. Le finanze pubbliche dimostravano addirittura un surplus del 4,5 per cento. Con questi indicatori, la Finlandia aveva raggiunto la prima posizione della zona dell’euro.

Nel corso dell’anno 2009, il gettito fiscale è diminuito e le finanze pubbliche hanno raggiunto una posizione di deficit. Lo Stato ha di nuovo dovuto contrarre più debiti. Ciononostante, sono considerati buoni i presupposti della Finlandia di uscire dalla situazione deficitaria delle finanze pubbliche, un fatto che si è visto nella classifica dei titoli emessi dallo Stato al mercato delle obbligazioni. Nel mese di gennaio, gli interessi dei titoli finlandesi emessi dallo Stato sono stati addirittura leggermente più bassi di quelli emessi dalla Germania che rappresenta il tradizionale potere economico in Europa. I mercati sono spietati per gli stati che hanno dovuto contrarre debiti. Ciò si vede nei titoli di Stato emessi dalla Grecia e dall’Irlanda che implicano notevoli rischi.

“Paesi come la Finlandia e la Svezia saranno in grado di restituire il debito aggiuntivo contratto nel periodo di recessione con una molto minore crescita economica rispetto ai paesi pesantemente indebitati quali la Grecia e l’Irlanda. Per esempio, con una crescita economica del tre per cento la Finlandia e la Svezia possono provvedere all’ammortamento del loro debito, ma la Grecia e l’Irlanda non possono nemmeno pagare i loro interessi,” afferma Nyberg della Banca Nordea.

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Aggiornato 09/03/2010


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